OBESITA’ E MALATTIE CARDIOVASCOLARI
Parte 2
L’obesità è una malattia cronica che può avere conseguenze importanti sulla salute cardiovascolare e sull’intero organismo.
L’obesità non è una semplice questione estetica e non può essere ridotta alla sola mancanza di attività fisica o a un’alimentazione eccessiva. È una malattia complessa e multifattoriale, nella quale intervengono fattori genetici, biologici, metabolici, ambientali, comportamentali e sociali. Il suo impatto sulla salute può essere significativo, soprattutto quando l’eccesso di peso persiste nel tempo.
Tra le conseguenze più importanti ci sono quelle a carico dell’apparato cardiovascolare, sebbene siano coinvolti anche altri organi e apparati.
In questo articolo scopriamo quanto è diffusa l’obesità e perché è importante affidarsi a un percorso di cura personalizzato.
Per la prima parte dell’articolo, clicca qui –> Obesità e malattie cardiovascolari – Parte 1
Quanto è diffusa l’obesità in Italia?
L’eccesso di peso rappresenta oggi un importante problema di salute pubblica.
Secondo i dati della sorveglianza PASSI, una quota rilevante della popolazione adulta italiana presenta sovrappeso (circa il 40% della popolazione) o obesità (circa 1 persona su 10).
L’obesità, inoltre, non riguarda esclusivamente gli adulti: il problema interessa anche bambini e adolescenti, rendendo particolarmente importante la prevenzione e l’intervento precoce.
L’obesità è quindi una condizione molto comune.
Nell’obesità conta solo il peso?

Quando si valuta una persona con obesità, il numero sulla bilancia non è l’unico elemento da considerare.
L’indice di massa corporea (BMI o IMC) è uno strumento utile per classificare il peso corporeo, ma non descrive da solo la composizione corporea, non distingue la massa grassa dalla massa magra, né la distribuzione del tessuto adiposo.
Per una valutazione completa è importante valutare anche:
– circonferenza della vita;
– distribuzione del grasso corporeo;
– pressione arteriosa;
– glicemia e metabolismo;
– colesterolo e trigliceridi;
– funzionalità epatica;
– qualità del sonno epresenza di apnee notturne;
– storia cardiovascolare;
– eventuale presenza di altre patologie associate.
Per questo la valutazione di un paziente affetto da obesità dovrebbe essere clinica e personalizzata.
Come si cura l’obesità?

L’obiettivo della cura dell’obesità non è semplicemente perdere peso. Il trattamento deve mirare a migliorare la salute generale, ridurre il rischio cardiovascolare, prevenire o trattare le complicanze e migliorare la qualità di vita.
A seconda delle caratteristiche della persona, il percorso può comprendere:
1. Alimentazione: Un’alimentazione equilibrata, personalizzata e sostenibile rappresenta uno dei pilastri del trattamento.
2. Attività fisica: L’attività fisica regolare è importante per la salute cardiovascolare e metabolica e può contribuire al mantenimento della perdita di peso.
3. Approccio comportamentale: La gestione dell’obesità può richiedere anche un intervento sui comportamenti alimentari, sulle abitudini e sui fattori psicologici che possono influenzare il peso.
4: Terapia farmacologica: In pazienti selezionati, la terapia farmacologica può rappresentare una componente importante del trattamento dell’obesità.
5. Percorso multidisciplinare: La complessità dell’obesità rende spesso utile la collaborazione tra diverse competenze mediche e sanitarie.
6. Trattamenti bariatrici e metabolici: In situazioni selezionate possono essere valutati anche trattamenti endoscopici o chirurgici, sulla base delle caratteristiche e delle condizioni cliniche del paziente.
Perché rivolgersi a un ambulatorio dedicato all’obesità?
Affrontare l’obesità esclusivamente come un problema è riduttivo. Un ambulatorio per la cura dell’obesità permette di valutare la persona nel suo complesso, identificando i principali fattori di rischio e le eventuali patologie associate.
In particolare, un percorso dedicato può aiutare a:
– valutare il rischio cardiovascolare;
– identificare eventuali complicanze dell’obesità;
– controllare pressione, glicemia e metabolismo lipidico;
– individuare eventuali disturbi respiratori del sonno;
– definire gli obiettivi terapeutici;
– individuare il percorso di trattamento più appropriato;
– monitorare nel tempo i risultati.
L’Ambulatorio Obesità del Centro Angiocard

Presso il Centro Angiocard è attivo un percorso dedicato alla valutazione e alla gestione dell’obesità, con particolare attenzione alle sue conseguenze cardiovascolari e metaboliche.
L’attività dell’ambulatorio è coordinata dal Dott. Franco Guarnaccia.
L’approccio è orientato alla valutazione globale della persona e non soltanto alla riduzione del peso corporeo.
L’obiettivo è individuare i principali fattori di rischio, riconoscere precocemente le eventuali complicanze e costruire, quando indicato, un percorso terapeutico personalizzato.
Fa parte del team anche un nutrizionista esperto nel trattamento dell’obesità, il Dott. Gianmaria Sanchez.
Inoltre c’è disponibilità di una valutazione pneumologica per eventuali apnee notturne e di eseguire ecografie dell’addome.
Obesità e cuore: prevenire è importante
La presenza di obesità non significa necessariamente sviluppare una malattia cardiovascolare. Significa però che è importante conoscere il proprio rischio e intervenire sui fattori modificabili.
Una valutazione tempestiva può consentire di individuare condizioni come ipertensione, diabete, alterazioni dei lipidi, apnee del sonno e altri fattori che possono aumentare il rischio cardiovascolare.
Prendersi cura del peso significa prendersi cura del cuore
L’obesità è una malattia complessa, ma può essere trattata.
Non esiste una soluzione uguale per tutti e non è necessario affrontare il problema da soli.
Se hai obesità o sovrappeso e vuoi conoscere meglio il tuo rischio cardiovascolare, rivolgiti a un ambulatorio specializzato.
Ambulatorio per il trattamento dell’Obesità – Centro Angiocard
Responsabile: Dott. Franco Guarnaccia
📍 Sede: Via Sandro Pertini 6/8, Sant’Antimo (NA)
📞 Telefono: 351 846 6287
✉️ Email: info@angiocard.it
Contattaci per avere informazioni su come prenderti cura della tua salute cardiovascolare.
Articolo scritto da

Dott. Natale Guarnaccia
Specialista in Cardiologia
Iscritto all’OdM di Napoli n°37846
OBESITA’ E MALATTIE CARDIOVASCOLARI
Parte 1
L’obesità è una malattia cronica che può avere conseguenze importanti sulla salute cardiovascolare e sull’intero organismo.
L’obesità non è una semplice questione estetica e non può essere ridotta alla sola mancanza di attività fisica o a un’alimentazione eccessiva. È una malattia complessa e multifattoriale, nella quale intervengono fattori genetici, biologici, metabolici, ambientali, comportamentali e sociali. Il suo impatto sulla salute può essere significativo, soprattutto quando l’eccesso di peso persiste nel tempo.
Tra le conseguenze più importanti ci sono quelle a carico dell’apparato cardiovascolare, sebbene siano coinvolti anche altri organi e apparati.
In questo articolo scopriamo quali sono i rischi dell’obesità per cuore e vasi sanguigni, quali patologie può favorire e perché è importante affidarsi a un percorso di cura personalizzato.
La seconda parte dell’articolo sarà pubblicata tra una settimana a questo link –> Obesità e malattie cardiovascolari – Parte 2
Obesità e cuore: qual è il legame?
Il rapporto tra obesità e malattie cardiovascolari è molteplice. In generale, l’eccesso di tessuto adiposo, in particolare quello localizzato a livello addominale e viscerale, è associato a una serie di alterazioni metaboliche e infiammatorie che possono aumentare il rischio cardiovascolare.
L’obesità può favorire o associarsi a:
– ipertensione arteriosa
– aumento del colesterolo e dei trigliceridi
– insulino-resistenza
– diabete mellito di tipo 2
– stato di infiammazione cronica
– aterosclerosi delle corornarie e vascolare
– aumento del rischio trombotico.
Nel corso degli anni, questi fattori possono contribuire allo sviluppo di malattia coronarica, infarto, ictus e insufficienza cardiaca.
Ma il rapporto tra obesità e cuore non passa soltanto attraverso gli altri fattori di rischio. L’obesità può infatti determinare anche un maggiore lavoro per il cuore e modificazioni della sua struttura e della sua funzione.
Quali malattie cardiovascolari sono associate all’obesità?
1) Malattia coronarica e infarto
L’obesità è associata a un aumento del rischio di aterosclerosi e di malattia coronarica. L’accumulo e la progressione delle placche aterosclerotiche nelle arterie coronarie possono compromettere il flusso di sangue al cuore e aumentare il rischio di angina e infarto miocardico.
2) Insufficienza cardiaca
L’eccesso di peso può aumentare il lavoro che il cuore deve sostenere. Nel tempo, soprattutto quando sono presenti ipertensione, diabete o altre condizioni associate, può contribuire allo sviluppo di insufficienza cardiaca, con sintomi come affanno durante gli sforzi, gambe gonfie, ridotta capacità di esercizio.
3) Fibrillazione atriale
L’obesità è associata anche a un aumento del rischio di aritmie, soprattutto la fibrillazione atriale, una delle aritmie cardiache più frequenti. La fibrillazione atriale è un’aritmia caotica che può determinare la formazione di piccoli coaguli nel cuore, aumentando il rischio di eventi tromboembolici e di ictus.
4) Ictus
L’ipertensione, il diabete, le alterazioni del metabolismo e la fibrillazione atriale sono tra i principali meccanismi attraverso cui l’obesità può contribuire all’aumento del rischio di ictus.
Obesità: non è solo una malattia del cuore

Uno degli aspetti più importanti da conoscere è che l’obesità può interessare altri organi e apparati, con impatto sulla prognosi e, soprattutto, sulla qualità di vita.
1) Metabolismo
L’eccesso di tessuto adiposo può favorire l’insulino-resistenza e aumentare il rischio di sviluppare diabete di tipo 2.
2) Respirazione
Nell’obesità, la parete toracica tende a irrigidirsi, rendendo più difficile l’espansione respiratoria e portando nel tempo ad una insufficienza respiratoria di tipo restrittivo.
3) Apnee notturne e difficoltà a dormire
L’obesità è frequentemente associata alla sindrome delle apnee ostruttive del sonno, ovvero delle ostruzione temporanee dell’apparato respiratorio che portano a russamento e momenti in cui il respiro si interrompe.
Le apnee possono causare sonno non ristoratore, russamento, sonnolenza durante il giorno e contribuire all’aumento del rischio cardiovascolare.
Inoltre le apnee possono determinanare rallentamenti del cuore e insorgenza di aritmie come fibrillazione atriale.
4) Articolazioni e mobilità
Il maggiore carico sulle articolazioni può favorire dolore, accelerazione dei processi di artrosi e difficoltà di movimento.
Questo può instaurare un circolo vizioso:
obesità → dolore → minore movimento → ulteriore aumento di peso.
5) Fegato
L’eccesso di peso è fortemente associato alla steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MASLD), che può evolvere in forme più avanzate di malattia epatica in una parte dei pazienti.
6) Reni
L’ obesità si associa anche ad insufficienza renale precoce, con rischio maggiore di andare in dialisi, mediante un meccanismo multifattoriale mediato dallo sviluppo di diabete, infiammazione e dallo stato infiammatorio cronico.
7) Tumori
L’obesità è associata anche a un aumento del rischio di diversi tipi di tumore, prevalentemente del tratto gastrointestinale, della tiroide, della mammella, dell’ovaio, dell’utero.
Per questo motivo, parlare di cura dell’obesità significa parlare della salute dell’intero organismo e non soltanto del peso corporeo.
L’Ambulatorio Obesità del Centro Angiocard

Presso il Centro Angiocard è attivo un percorso dedicato alla valutazione e alla gestione dell’obesità, con particolare attenzione alle sue conseguenze cardiovascolari e metaboliche.
L’attività dell’ambulatorio è coordinata dal Dott. Franco Guarnaccia.
L’approccio è orientato alla valutazione globale della persona e non soltanto alla riduzione del peso corporeo.
L’obiettivo è individuare i principali fattori di rischio, riconoscere precocemente le eventuali complicanze e costruire, quando indicato, un percorso terapeutico personalizzato.
Fa parte del team anche un nutrizionista esperto nel trattamento dell’obesità, il Dott. Gianmaria Sanchez.
Inoltre c’è disponibilità di una valutazione pneumologica per eventuali apnee notturne e di eseguire ecografie dell’addome.
Obesità e cuore: prevenire è importante
La presenza di obesità non significa necessariamente sviluppare una malattia cardiovascolare. Significa però che è importante conoscere il proprio rischio e intervenire sui fattori modificabili.
Una valutazione tempestiva può consentire di individuare condizioni come ipertensione, diabete, alterazioni dei lipidi, apnee del sonno e altri fattori che possono aumentare il rischio cardiovascolare.
Prendersi cura del peso significa prendersi cura del cuore
L’obesità è una malattia complessa, ma può essere trattata.
Non esiste una soluzione uguale per tutti e non è necessario affrontare il problema da soli.
Se hai obesità o sovrappeso e vuoi conoscere meglio il tuo rischio cardiovascolare, rivolgiti a un ambulatorio specializzato.
Ambulatorio per il trattamento dell’Obesità – Centro Angiocard
Responsabile: Dott. Franco Guarnaccia
📍 Sede: Via Sandro Pertini 6/8, Sant’Antimo (NA)
📞 Telefono: 351 846 6287
✉️ Email: info@angiocard.it
Contattaci per avere informazioni su come prenderti cura della tua salute cardiovascolare.
Articolo scritto da

Dott. Natale Guarnaccia
Specialista in Cardiologia
Iscritto all’OdM di Napoli n°37846
TERAPIA SCLEROSANTE PER CAPILLARI E VENE VARICOSE
La terapia sclerosante, nota anche come scleroterapia, è un trattamento medico utilizzato per eliminare capillari e vene varicose di piccole e medie dimensioni.
Si basa sull’iniezione di una soluzione sclerosante direttamente nelle vene affette, che provoca la chiusura del vaso sanguigno, inducendo la sua cicatrizzazione e riassorbimento nel tempo. Questo trattamento è particolarmente efficace per vene varicose superficiali, teleangectasie e capillari dilatati visibili sulla pelle.
Come funziona la scleroterapia:
- Iniezione di una soluzione sclerosante
– Il medico inietta una soluzione chimica (come salina ipertonica, polidocanolo, o tetradecilsolfato di sodio) direttamente nella vena o nei capillari problematici.
– Questa soluzione irrita e danneggia l’endotelio (rivestimento interno della vena), causando la formazione di un coagulo. - Chiusura della vena:
– L’irritazione chimica provoca una reazione infiammatoria che porta le pareti della vena a collassare e aderire tra loro, bloccando il flusso di sangue.
– Con il tempo, il corpo assorbe la vena chiusa, che diventa progressivamente invisibile sotto la pelle. - Assorbimento naturale:
– Nel corso di alcune settimane o mesi, la vena trattata viene gradualmente riassorbita dal corpo e il sangue si dirige verso altre vene sane.
Procedura:
- Preparazione:
– La procedura si svolge generalmente in ambulatorio e non richiede anestesia.
– Il paziente viene posizionato in modo che la vena da trattare sia visibile e accessibile. - Iniezioni:
– Il medico utilizza un ago molto sottile per iniettare la soluzione sclerosante nelle vene. La quantità di soluzione e il numero di iniezioni dipendono dalla dimensione e dal numero di vene da trattare.
– Durante l’iniezione, il paziente può sentire un lieve bruciore o un leggero dolore, ma il fastidio è generalmente minimo. - Compressione e bendaggio:
– Dopo la procedura, la zona trattata viene compressa con bende o calze elastiche per aiutare a mantenere la vena chiusa e ridurre il rischio di gonfiore o coaguli.
– Si consiglia di indossare le calze compressive per alcuni giorni o settimane a seconda delle indicazioni del medico.
– Durata della procedura: La scleroterapia dura in media 15-30 minuti, a seconda del numero di vene da trattare. Spesso sono necessarie più sedute per ottenere risultati ottimali.
Possibili effetti collaterali:
– Arrossamento o gonfiore nel sito dell’iniezione, che solitamente si risolvono in pochi giorni.
– Piccole macchie scure o lividi temporanei.
– Iperpigmentazione (colorazione scura della pelle) o teleangectasie temporanee (piccole vene che possono apparire temporaneamente nella zona trattata).
– In rari casi, possono verificarsi complicazioni più gravi, come coaguli di sangue o reazioni allergiche alla soluzione sclerosante.
Chi può sottoporsi alla scleroterapia:
- È indicata per persone con vene varicose di piccole o medie dimensioni, capillari visibili o teleangectasie.
- Non è adatta a chi ha vene varicose di grandi dimensioni o chi soffre di trombosi venosa profonda.
Dopo il trattamento:-
– Il medico potrebbe consigliare al paziente di camminare subito dopo la procedura per migliorare la circolazione.
– Si raccomanda di indossare calze compressive e di evitare l’esposizione prolungata al sole per prevenire macchie scure sulla pelle.
– Il miglioramento dell’aspetto delle vene può richiedere alcune settimane, e in alcuni casi può essere necessario ripetere la scleroterapia.
In conclusione, la scleroterapia è una procedura efficace e sicura per trattare vene varicose e capillari visibili, con risultati visibili in poche settimane e minimi tempi di recupero.
Prenota una consulenza angiologica per scleroterapia sul nostro sito www.angiocard.it nella sezione prenotazioni e ti ricontatteremo per trovare la soluzione perfetta per te!
L’elettrocardiogramma (ECG) è un esame fondamentale in ambito medico per valutare la salute del cuore.
Ecco alcune delle principali ragioni per cui è importante:
- Diagnosi di aritmie: L’ECG permette di rilevare anomalie del ritmo cardiaco, come tachicardie, bradicardie o fibrillazione atriale, che possono avere conseguenze serie se non trattate.
- Identificazione di infarto: Consente di diagnosticare un infarto del miocardio, rilevando alterazioni specifiche nel tracciato elettrico del cuore che indicano la presenza di un danno al muscolo cardiaco.
- Monitoraggio delle patologie cardiache: L’ECG è utilizzato per monitorare l’efficacia dei trattamenti in pazienti con malattie cardiache, come l’insufficienza cardiaca o le cardiopatie ischemiche.
- Valutazione dello stato del cuore: Può evidenziare problemi come ipertrofia ventricolare, disturbi della conduzione elettrica e alterazioni strutturali che indicano uno sforzo eccessivo del cuore.
- Valutazione prima di un intervento chirurgico: Spesso viene eseguito prima di un intervento per assicurarsi che il cuore del paziente sia in condizioni ottimali per affrontare l’operazione.
- Monitoraggio in emergenza: In situazioni di emergenza, l’ECG è uno strumento rapido ed efficace per valutare lo stato del cuore e decidere l’intervento immediato.
Grazie alla sua capacità di fornire informazioni essenziali in modo non invasivo e rapido, l’ECG è uno degli esami più comuni e indispensabili in cardiologia.
La parola carotide ricorre spesso e normalmente nei discorsi della gente comune: tutti sanno quante sono, dove approssimativamente si trovano nella “geografia” del corpo umano e che ad un certo punto si ammalano, si restringono e in molti casi bisogna intervenire chirurgicamente, perché un restringimento della carotide, può portare all’ictus. Possiamo dunque parlare di operazione della carotide anche come azione di prevenzione.Le carotidi sono i principali vasi arteriosi che portano l’80% del sangue al cervello, il restante 20% lo portano le arterie vertebrali. Le carotidi sono posizionate nel collo: una a destra e una a sinistra. Come sempre, tutto parte da una buona valutazione dei fattori di rischio e della storia clinica. L’esame di primo livello, quello importante e molto spesso sufficiente, è un buon ecodoppler dei tronchi sovraortici, sottolineo buono poiché, essendo un esame molto richiesto e spesso abusato, molti si improvvisano e non sempre viene fatto correttamente. Personalmente, quando leggo un referto di un esame ecodoppler, prima guardo la firma di chi l’ha eseguito e dopo il contenuto.
Perché bisogna operare le carotidi? Quando è necessario l’intervento?
Le carotidi si ammalano. La patologia più frequente è una placca di aterosclerosi che si localizza proprio alla biforcazione della carotide. La carotide a livello dell’angolo della mandibola si sdoppia in due rami: uno va alla faccia, alla lingua ed è quello meno importante, l’altro, si orienta dritto al cervello e la placca di solito si forma proprio in questo ramo. Per completezza di informazione bisogna specificare che l’aterosclerosi non è una malattia della sole carotidi, ma notoriamente di tutte le arterie e una delle localizzazioni principali è proprio agli assi carotidei. La placca carotidea cresce molto lentamente ma può andare incontro ad alcune complicanze acute molto gravi come la trombosi o l’embolia, ovvero un pezzo di placca si stacca e questo piccolo tappo viaggia verso il cervello e va a ostruire un’arteria cerebrale. Quello che può accadere non siamo in grado di prevederlo, è del tutto casuale: va in una zona “muta” del cervello può dare piccoli disturbi, a volte transitori che possono durare meno di 24 ore o persistere alcuni mesi, oppure finisce in un centro importante e in alcuni casi provoca disastri definitivi. Un paziente colpito da ictus ha tre possibilità: 1/3 guarisce completamente, 1/3 resta paralizzato, 1/3 muore in conseguenza dell’ictus. Da qui l’interesse a diagnosticare precocemente quelle placche che possono dare questa complicanza.
Le carotidi si ammalano in silenzio o ci mandano dei segnali?
Ci sono stenosi asintomatiche che i pazienti scoprono casualmente. Il campanello d’allarme normalmente sono piccoli attacchi ischemici che durano meno di 24 ore: il paziente vede in maniera offuscata o nero per qualche istante o può esserci la paralisi ad un braccio. La vertigine, contrariamente a ciò che pensa la gente, non è un sintomo carotideo. Neanche lo svenimento.
Possiamo parlare di percentuale di restringimento?
Parlare di percentuale è troppo generico, risale a studi internazionali ormai datati che hanno dimostrato, che oltre una certa percentuale di restringimento e quindi di stenosi della carotide (quella interna che va al cervello) calcolata tra il 60-70%, aumenta in modo significativo il rischio di ictus. Ma il ragionamento è troppo semplicistico, perché oltre alla percentuale di stenosi, dobbiamo guardare al tipo di composizione della placca. Siamo in grado di avere informazioni sulla struttura sia eseguendo un buon ecodoppler che un’angioTAC. Ci sono placche ritenute stabili che si complicano con meno facilità e quelle altamente instabili, quelle soffici formate da accumuli di colesterolo, cellule in disfacimento che sono maggiormente a rischio di complicazioni quali ad esempio la trombosi.
I farmaci possono scongiurare l’intervento?
No. Le stenosi al di sotto di una certa percentuale e con caratteristiche di stabilità della placca non si operano, normalmente si agisce sui fattori che provocano l’aterosclerosi e quindi sugli stili di vita. Oltre il 60-70% di stenosi i farmaci sono poco efficaci. Ultimamente c’è una rivalutazione della terapia medica ottimale: una dieta sana, abbassare il colesterolo anche con le statine, fare molto movimento, tenere controllata la pressione. Ci sono poi farmaci che agiscono sulla capacità del sangue di trombizzare e sull’evoluzione della placca: sono gli antiaggreganti . Pare che tutti insieme possano in alcuni casi rallentare la progressione della placca, secondo i più ottimisti che la stabilizzino. Ci vorrà ancora qualche anno per saperne di più.
Quali sono i rischi dell’intervento?
Paradossalmente ma eccezionalmente gli stessi nei quali può incorrere il paziente con la stenosi, ovvero l’ictus che può essere causato dalle manovre chirurgiche, ma questo si può prevenire con un buon monitoraggio della funzione cerebrale mentre l’arteria viene temporaneamente chiusa per ripulire la placca. In Italia il rischio di un incidente grave prima o dopo l’intervento è inferiore all’1%. Un rischio concreto che va confrontato con quello della malattia lasciata a se stessa oppure con la sola terapia medica che è molto superiore: 30-40%. Un ‘altra complicanza può essere l’infarto cardiaco.
Si possono operare entrambi le carotidi e contemporaneamente?
No. È fortemente sconsigliato operare le carotidi bilateralmente nello stesso intervento, è troppo elevato il rischio che il cervello non sopporti la chiusura temporanea dell’arteria in tutte e due le carotidi.
Una volta riaperte si possono restringere?
Si, ma la percentuale è bassa. Ci sono due tipi di restenosi: la prima precoce, si ripresenta di solito entro due anni ed è dovuta a una specie cicatrice esagerata che cresce all’interno fino a restringere la carotide in modo importante. La più tardiva, a distanza di 5-6 anni si può riformare la placca aterosclerotica. La cosa importante è fare sempre i controlli periodici dopo l’intervento.
Quando si parla di pressione arteriosa si devono prendere in considerazione diversi fattori. In primo luogo si deve guardare la gittata cardiaca. Il ventricolo sinistro spinge nell’aorta un determinato volume di sangue se si prende in considerazione un determinato lasso temporale.
Quel valore è la gittata cardiaca. Altresì si deve anche considerare che la resistenza che i vasi oppongono.
Attenzione, il tutto non avviene in maniera continua e questo tende a far oscillare la pressione arteriosa. Da qui ne derivano valori differenti che possono essere riscontrati.
Dobbiamo, quindi, conoscere alcuni termini specifici che aiutano a capire la situazione. Quella che comunemente viene chiamata pressione massima è la pressione arteriosa sistolica. Si tratta del valore massimo con cui il flusso sanguigno viene espulso dal cuore contratto in fase di sistole. Questo valore viene calcolato attraverso il volume del sangue, la forza della contrazione ventricolare e l’elasticità arteriosa. Un calcolo complesso, quindi.
C’è, poi, quella che si definisce pressione minima ossia la pressione arteriosa diastotelica. Questa viene misurata quando il cuore è a riposo e si prendono in considerazione durata della diastole e resistenze periferiche. La differenza tra i due valori è la pressione arteriosa differenziale.
I valori della pressione possono essere influenzati da diversi fattori tra cui l’età, lo stato d’animo, il peso, le temperature esterne e alcune patologie. I valori normali che dovrebbero sempre essere rispettati sono i seguenti:
Pressione massima: 110 – 140 mmHg
Pressione minima: 70 – 90 mmHg
Pressione media: 40 – 50 mmHg
Infarto del miocardio
L’infarto del miocardio (che è il muscolo cardiaco) è di norma causato dall’occlusione improvvisa di un’arteria coronaria e la causa principale responsabile dell’occlusione coronaria è l’aterosclerosi (formazione all’interno delle coronarie di accumuli di colesterolo che portano alla formazione delle placche aterosclerotiche).
Come ha origine
Da sola, però, la placca aterosclerotica non è sufficiente a determinare l’occlusione completa del vaso. Quest’ultima si verifica quando la placca si rompe o si infiamma e sulla sua superficie si forma improvvisamente un coagulo di sangue (trombo).
Più raramente può avvenire a seguito di uno spasmo coronarico (improvvisa contrazione della parete delle coronarie che blocca completamente il flusso sanguigno) o come conseguenza di malattie infiammatorie (aortiti, vasculiti sistemiche), traumatiche (dissezione aortica) o immunitarie (rigetto da trapianto cardiaco).
Come si manifesta:
Alcuni attacchi cardiaci si manifestano in maniera improvvisa e intensa, non lasciando quindi alcun dubbio, nel soggetto colpito, di che cosa stia accadendo.
Molti altri, invece, cominciano lentamente in maniera subdola con lieve dolore o sensazione di disagio.


